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“Se novella vera di Val di Magra, o di parte vicina, sai, dillo a me…”. Nel Purgatorio, Dante si rivolge così a Corrado Malaspina, evocando una terra che il poeta conobbe davvero: la Lunigiana. Qui, nel 1306, fu ospite dei Malaspina a Mulazzo, impegnato a ricomporre una disputa con il Vescovo di Luni.
È un frammento di storia che ancora oggi sembra vibrare tra i castagneti e i borghi arroccati.
Ma la storia che porta alla nascita del Premio Bancarella è un’altra, più popolare e sorprendente.
E comincia in un luogo minuscolo: Montereggio, 651 metri d’altitudine, 46 abitanti, un borgo che domina la valle del torrente Mangiola e controllava un tempo la via che dal valico dei Casoni portava alla Francigena e al mare.
Montereggio è oggi una delle poche Book Town d’Europa: un paese dedicato ai libri, come Hay-on-Wye o Redu.
Ma la sua vocazione nasce molto prima. Per secoli, gli abitanti partirono ogni primavera con una gerla piena di libri, almanacchi e lunari, raggiungendo la pianura e le città dove ancora non esistevano librerie stabili.
Erano venditori instancabili: salivano sui treni, attraversavano campagne e cortili, declamavano a memoria l’Orlando Furioso fingendo di leggere, per convincere i contadini ad acquistare un volume.
Molti non sapevano leggere bene, ma avevano un fiuto infallibile per ciò che avrebbe venduto.
Alcuni partirono per l’Europa, altri per le Americhe. Il più celebre fu Carlo Maucci, che nel 1850 si imbarcò come mozzo portando con sé 180 libri e fondò poi una casa editrice in Argentina. Altri, più semplicemente, aprirono bancarelle sotto i portici delle città del Nord, come Quirino Ghelfi a Padova.
Nel 1953, nella sala del Comune di Mulazzo, sotto il campanile, i librai si riunirono. Oriana Fallaci, in un articolo su Epoca, racconta la scena: uomini robusti, catena d’oro al panciotto; donne con grandi borse; capelli bianchi che brillavano. Uno di loro si alzò e propose un giuramento: ritrovarsi ogni anno, nello stesso giorno, “a fare una bella tavolata”.
Da quel voto nacque il Premio Bancarella: un premio unico, perché non lo assegnano critici o accademici, ma i librai — gli eredi di quella tradizione ambulante.
Il premio si tiene ogni anno a Pontremoli, crocevia naturale tra Toscana, Emilia e Lombardia.
Una prima selezione individua i sei finalisti, insigniti del Premio Selezione Bancarella. Tra loro viene scelto il vincitore, che riceve una ceramica raffigurante San Giovanni di Dio, il santo spagnolo venditore di libri.
Negli ultimi anni il Bancarella ha visto un forte protagonismo femminile.
2023 – Francesca Giannone, La portalettere (Editrice Nord) Una storia ispirata alla prima postina del Salento, vincitrice con 172 voti.
2024 – Aurora Tamigio, Il cognome delle donne (Feltrinelli) Saga familiare siciliana attraverso il Novecento, premiata con 185 preferenze.
2025 – Milena Palminteri, Come l’arancio amaro (Bompiani) Romanzo d’esordio ambientato tra anni Venti e Sessanta, vincitore con 204 voti.
Tre edizioni, tre romanzi che raccontano genealogie, donne, memorie, territori: un filo che sembra riportare il premio alle sue radici, quando i librai di Montereggio portavano storie di casa in casa, di paese in paese.
Oltre ai libri, dei quali ogni estate si svolge la festa, Montereggio custodisce un’altra tradizione: il Cantamaggio. Tra il 30 aprile e il 1° maggio, i maggianti girano per il borgo cantando stornelli beneauguranti per celebrare la primavera. Una tradizione nata negli anni Cinquanta e ancora oggi molto sentita.